Il workwear è il settore dell’abbigliamento più autentico e legato al basso che esiste e da sempre un mio punto debole.

Un marchio handmade che fa workwear, nello specifico grembiuli da lavoro, ma che cura l’immagine del proprio account Instagram come una rivista di design nordico, non poteva che incuriosirmi: alternanza di pieni e vuoti, zoom sui dettagli e ripetizioni dello stesso modello in proporzioni diverse, palette colori uniforme, ambientazioni spoglie, ritratti in bianco e nero dei grandi stilisti concettuali giapponesi. Notati per l’immagine raffinata, solo dopo ho scoperto che erano spagnoli, ma che una delle fondatrici, Tiziana, fosse  italiana.
Questa quinndi è la mia intervista a Tiziana di BirdAprons: i grembiuli con lo sguardo da designer, l’anima sostenibile ed il cuore antico.

-Da dove vieni? Come nasce la tua avventura spagnola?

Vengo da piccolo comune della provincia di Treviso, amo la mia terra e da quando vivo fuori ancora di piú. L’Italia é un paese cosí ricco di storia, di arte e di amore per i dettagli che solo al pensarlo mi emoziono.Però da sempre ho sentito la curiositá di aprire i miei orizzonti e conoscere una cultura che non fosse la mia, rimettere un pò tutto in discussione ed avere una visione un po’ piú globale di ció che mi circonda.
Dopo aver studiato Arte e Moda al DAMS di Padova, ed essermi presa un anno sabbatico nel sud della Spagna, sono arrivata a Barcellona: una cittá incredibile, cosmopolita, tollerante ed aperta, piena di arte, cultura e dove ho incontrato persone fantastiche con una gran voglia di creare e di apportare cose nuove.

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-E’ qui che nasce BirdAprons?

Si, io e Marta, una ragazza catalana (mia compagna di avventura in BirdAprons e grande amica), ci siamo conosciute in una scuola di disegno e moda dove si insegna a cucire come una volta, con il ditale,insomm! Entrambe siamo cresciute in famiglie numerose dove ereditare vestiti dai nostri familiari era una cosa normale. Con il nostro progetto vogliamo riportare nel presente questo amore per le cose con storie passate, vestiti con un sentimento dietro, che “protegge” ed emoziona.
Assieme abbiamo voluto creare un marchio che potesse plasmare la nostra filosofía di vita. Volevamo un indumento  atemporale, unisex, per questo il grembiule ci é sembrato perfetto, ed in  piú avevamo la sfida di modernizzarne il concetto.

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-Infatti mi piace moltissimo l’idea del grembiule che esce dall’ambito più ovvio della cucina, specie in un momento storico come questo dove in casa si è tornato a “fare” tanto altro oltre alla preparazione dei pasti… penso ai molti ragazzi che hanno attrezzato parte delle loro case a zona laboratorio, per non parlare del fiorire di botteghe, spazi di lavoro condiviso, atelier di nuova generazione, fab lab dove questo indumento è protagonista. Come mai siete partiti proprio dal grembiule?

Si, in effetti non partiamo dall’idea del grembiule in cucina, ma dalla sua essenza più intima: un capo che é stato creato per proteggere. Creiamo grembiuli che possano proteggere nella vita quotidiana, per uomini e donne con uno spirito affine. Per noi é quasi un segnale di orgoglio e di appartenenza ad una comunitá dove la propria storia e la volontá professionale sono inseparabili. Vogliamo ridar valore e dignitá  a quelle professioni che fino a poco si stavano dimenticando. Oggi i giovani si stanno riavvicinando ai lavori manuali che avevamo dimenticato, perché quindi non farlo con stile?
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-Cosa vuol dire per BirdAprons sostenibilità?

Ogni passo del nostro lavoro valorizza il concetto di sostenibilitá, di rispetto verso il passato e responsabilitá verso il futuro, ma senza dimenticare il presente. Lavoriamo in maniera “slow” produncendo qui a Barcellona, con metodi di confezione artigianale dove tutti i dettagli che aggiungiamo hanno un motivo. Crediamo che l’integritá di un commercio giusto sia la pietra angolare del futuro. Come BirdAprons ad esempio compriamo le materie prime in vecchi magazzini, fabbriche chiuse e piccoli negozi di quartiere, il piu “kmZero” possibile. É sia una rivendicazione che uno sguardo comunitario.

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-Spiegami il concetto delle “Tele dimenticate” e di Soller 4714.

Soller 4714 é il nome della nostra prima collezione, inspirata al dopoguerra. Abbiamo voluto ricordare quel momento di austeritá grazie ai racconti dei nostri nonni, dai quali abbiamo imparato moltissimo. Una semplicitá che vogliamo riabbracciare oggi giorno, il valore delle cose di qualita, che raccontano una storia e che sono fatte con amore e passione.
La tela é la protagonista, recuperiamo sia un indumento antico che un tessuto recuperato dal passato dandogli una nuova vita ed immagine. Solo toccandolo se ne percepisce il valore, ci sembra di sentire la storia delle persone che lo hanno tessuto manualmente. Per noi é un vero tesoro. Il tessuto in sè ci ha evocato la linea del disegno. Il tessuto, concretamente, lo abbiamo incotrato a Soller, un piccolo paeisino di Mallorca.L’isola vantava un’importante ed antica tradizione tessile, praticamente in ogni casa c’era un laboratorio interno dove si producevano tessuti e per anni il paese ha vissuto principalmente grazie alla fabbricazione e all’esportazione delle tele di cotone che lì si producevano.La materia prima veniva comprata in paesi come Italia e Portogallo e veniva poi esportata in tutto il mondo grazie alla rete di relazioni familiari con gli immigrati a Cuba , Portorico e Venezuela.
Durante la Guerra Civile spagnola le fabbriche si militarizzarono, così come il porto, e l’unica strada possibile per il commercio rimase quella via terra. Ma Sóller non riuscì ad ammortizzare i costi adeguandosi a questi cambiamenti.Nello stesso tempo arrivò il turismo sull’isola, chiusero le fabbriche e si costruirono hotel e strutture alberghiere; gran parte della popolazione abbandonò i telai per adeguarsi alle esigenze del nuovo settore. Ma oggi, camminando per le stradine di Sòller, si respirano ancora queste storie antiche… impossibile non rimanere affascinati dalla grande quantità di piccoli negozi, laboratori artigianali, mercati e vicoli pieni de creatività.
Non ci stancheremo mai di curiosare e cercare tessuti che raccontino storie.